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OSTEOPOROSI: UN PROGETTO PILOTA PER LA PREVENZIONE
Divulgare quanto più possibile fra le persone anziane della nostra regione i pericoli e i danni che derivano da una malattia particolarmente insidiosa e che comporta un percorso fortemente invalidante: l'osteoporosi. E' questo è il motivo fondamentale del nostro incontro con i giornalisti. Fondamentale per la sua organizzazione è stato il contributo della ASL RM A che ha dimostrato una grande sensibilità sull'argomento, delineando un'analisi epidemiologica puntuale su quella che è la realtà. Analisi che vi verrà illustrata dal prof. Francesco Riva dell'Istituto George Eastman insieme ad un questionario che è stato elaborato per essere sottoposto alla compilazione dei circa 150 mila pensionate e pensionati del Lazio iscritti al nostro sindacato. Così come per la maggior parte delle patologie, anche per questa malattia, la prevenzione è peculiare. La legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale – la 833 – sottolineava particolarmente questo aspetto; la nuova riforma del 1999 – la 229, definita "legge Bindi" – ripropone questo tema con forza e convinzione al centro della nuova e più moderna legislazione. Per attivare questo percorso e convincere, "costringere" laddove necessario, gli amministratori pubblici ad investire nella prevenzione, è indispensabile far crescere una "cultura" adeguata in materia, maturandola attraverso la conoscenza dei pericoli derivanti dalle diverse malattie ma anche dalla consapevolezza del diritto alla salute che scaturisce dalla legislazione vigente e, soprattutto, dall'art.32 della nostra Costituzione. Di pari passo, per il conseguimento dei risultati, si rende necessario attivare con maggiore convinzione, un'informazione quanto più capillare possibile nei confronti dei potenziali utenti del Servizio Sanitario nazionale. L'osteoporosi può colpire sia donne che uomini di qualsiasi età, con una maggiore incidenza nell'età matura ed anziana. L'accresciuta speranza di vita rende quasi inevitabile il rischio di contrarre la malattia. L'obiettivo che ci proponiamo è quello di far sì che questa nostra campagna si trasformi in una sorta di "progetto-pilota" da praticare anche in altre regioni. A questo scopo, ci sarà di ausilio il Dr. Carlo Mochi che, nella consueta manifestazione annuale del Forum della Pubblica Amministrazione nella prossima primavera, potrà avere l'occasione di parlare di questa nostra iniziativa, aiutandoci a contribuire al miglioramento della qualità della vita degli anziani, ma anche ad abbattere drasticamente i costi sociali ed economici prodotti da questa patologia. Siamo reduci da una partecipata manifestazione, che si è tenuta proprio sabato scorso, per la riprogettazione, nel Lazio, di un nuovo sistema sanitario. Gli obiettivi del sindacato confederale alla base della mobilitazione sono quelli per la realizzazione di un piano sanitario regionale che rispetti i contenuti delle Leggi 229 e 329 tenendo nella dovuta considerazione, i veri bisogni della gente che necessita di assistenza e cure. In questo contesto, la prevenzione diventa la protagonista del sistema e, su questa, vanno fatti investimenti, vanno impegnate risorse economiche ed umane. Abbiamo stimato che il nostro piano sanitario è in grado di rispettare le compatibilità economiche ma, nel contempo, offrire anche un livello di servizio più efficace e più efficiente, alla base del quale, ci sia soprattutto il malato. Il nostro modesto contributo a questo progetto più complessivo, passa attraverso la campagna informativa che siamo qui, oggi, a presentare. Il questionario di cui accennavo sopra, stilato dagli esperti della ASL RM A, verrà inviato contestualmente al nostro periodico bimestrale "SPIcciolo" e raggiungerà, direttamente nelle loro case, i nostri 150mila iscritti che verranno invitati a compilarli e a riconsegnarli nella sede Spi più vicina fra le 200 presenti in tutto il Lazio. Il questionario, inoltre, verrà offerto alle oltre 600mila persone che utilizzeranno in questo periodo i nostri Centri Servizi per le campagne RED, CAF, Censimento Ater. I risultati ottenuti dopo il riscontro dei questionari verranno forniti agli amministratori per delineare un piano di prevenzione in tutte le Asl del Lazio. QUALCHE CIFRA
Nel mondo: 200 milioni di persone affette In Italia: 5 milioni di persone affette da osteoporosi In Italia: 200.000 ricoveri per fratture, Nel Lazio circa 750.000 affetti da osteoporosi Osteoporosi primitiva:
definizione , incidenza, diagnosi e terapia.

L'osteoporosi può colpire l'uomo e la donna in ogni età anche se la maggior incidenza è rappresentata dall'età matura ed anziana.Tale malattia è inevitabile visto l'aumento della vita media. Due sono le possibilità di diminuire l'incidenza e la gravità delle complicanze: ƒ la conoscenza da parte del cittadino del problema osteoporosi, con l'accettazione e la condivisione ƒ l'applicazione delle nuove tecnologie nel campo della diagnostica e della terapia. E' stato dimostrato che un corretto stile di vita (alimentazione idonea, attività fisica ed abolizione del fumo) permette la maturazione, fin dalle prime fasi della vita, di un tessuto osseo capace di ritardare l'instaurarsi dell'osteoporosi. Attualmente sono disponibili tecniche diagnostiche che permettono di evidenziare tempestivamente l'instaurasi delle complicanze dell'osteoporosi (fratture) e farmaci innovativi che vengono dispensati solo per trattare le più gravi complicanze quando invece potrebbero essere somministrati per impedire il loro instaurarsi. Le normative attuali consentono di somministrare tali farmaci solo nella cura della ripetizione delle complicanze applicando il criterio dell'economicità e non tenendo in considerazione il concetto di efficacia e di appropriatezza che viaggiano in simbiosi con l'innovazione. In Europa, i costi ospedalieri annuali per il trattamento dell'osteoporosi sono superiori ai 4,8 bilioni di euro. Si prevede a livello mondiale nel 2050 una spesa di 131 bilioni di euro per costi sanitari. Attualmente in Spagna si verificano 25.000 fratture annue con costi diretti di più di 126 milioni di euro ed indiretti di 420 milioni di euro. Si prevede perciò nei prossimi anni un aumento vertiginoso dei costi per il trattamento dell'osteoporosi. La prevenzione è un obiettivo che permetterà sia di migliorare la qualità della vita che ridurre drasticamente i costi sociali di tale malattia. L'osteoporosi è una malattia dello scheletro dovuta ad un deterioramento microstrutturale delle componenti proteiche e minerali di cui è composto , deterioramento che determina una sempre crescente fragilità fino a provocare fratture non ascrivibili a fatti traumatici efficienti , definibili fratture spontanee . Nella donna, l'insorgere della malattia può essere fatta coincidere con l'avvento della menopausa, con un processo graduale e via via ingravescente. La patologia colpisce comunque anche il sesso maschile, ma con una incidenza più bassa , e soprattutto , in età avanzata . Le sedi più colpite sono la colonna vertebrale, l'estremità distale del radio (polso) e successivamente l'anca . Per la diagnosi, oltre che all'esame obiettivo, si ricorre all'esame di parametri ematochimici (markers metabolici *, elettroliti ** ecc .) e strumentali (dexa, morfometrie dei corpi vertebrali, radiografie). La terapia mira ovviamente a ridurre la fragilità ossea e, con essa, l'incidenza delle fratture . Gli unici farmaci disponibili fino a poco tempo fa , appunto definiti antiriassorbitivi (raloxifene , alendronato , risedronato , ibandronato e stronzio ranelato ) miravano a rallentare l'ulteriore degradazione della struttura ossea , mediante un rallentamento del metabolismo osseo più o meno spinto . Da due anni circa è divenuto disponibile in Italia il primo anabolizzante osteospecifico , il teriparatide , che deriva strutturalmente dal paratormone , di cui conserva una sequenza di trentaquattro amminoacidi su ottantaquattro . Il teriparatide , al contrario degli antiriassorbitivi , non riduce ma aumenta il metabolismo osseo , soprattutto stimolando gli osteoblasti , consentendo quindi di ricostruire la trama ossea che era andata perduta sia a livello vertebrale che femorale , e permettendo una netta riduzione della fragilità ossea , molto superiore a quella garantita dagli antiriassorbitivi , e quindi una drastica riduzione della possibilità di incorrere in una frattura. L'osteoporosi era considerata , fino a pochi anni fa , una condizione quasi fisiologica , legata all'invecchiamento e quindi non particolarmente degna di interesse in quanto inevitabile e senza possibilità terapeutiche . Oggi, invece, viene ritenuta un processo sicuramente patologico, con importanti ripercussioni socio-sanitarie ed economiche, da affrontare adeguatamente sia con la prevenzione che con la terapia. Si calcola che, tenendo conto dell'allungamento della vita media in Italia e nel cosiddetto primo mondo, le donne nel ventunesimo secolo trascorreranno oltre trent'anni della propria esistenza nella fase menopausale . Ora, considerando che la perdita ossea inizia già in fase perimenopausale e che aumenta nel periodo immediatamente successivo con un incremento superiore all'1% e, nei casi più gravi' raggiunge il 3-4% annuo, si capisce come un intervento terapeutico quando la malattia non si sia ancora manifestata sintomatologicamente sia auspicabile, in quanto permette di minimizzare quel deterioramento microstrutturale che porta alla crescita rapida dell'incidenza delle fratture . Inoltre , qualunque trattamento farmacologico deve essere rivolto al mantenimento delle normali funzioni metaboliche dell'osso, evitando invece che si determini nella struttura ossea la cosiddetta deposizione passiva, e cioè uno stato di ipermineralizzazione che provoca una diminuzione dell'elasticità del tessuto osseo e un conseguente aumento dell'incidenza delle fratture, oppure una qualche forma di tossicità cellulare a carico di osteociti , osteoclasti ed osteoblasti o ancora , una profonda perturbazione di quella che è la tempistica nell'azione concertata di osteolisi ed osteosintesi , magari cercando un blocco totale dell'osteolisi che però determinerà un blocco delle funzioni osteosintetiche con , come risultante , una accelerata obsolescenza del già vituperato patrimonio osseo della donna nella fase postmenopausale. Dal punto di vista epidemiologico si osserva che, negli ultimi decenni, le fratture dovute ad osteoporosi aumentano parallelamente all'aumento della vita media e della popolazione anziana .Inoltre , l'incidenza delle fratture osteoporotiche è più alta nelle aree urbane, rispetto a quelle rurali, probabilmente a dimostrazione del fatto che i mutamenti del ruolo sociale delle donne ed il loro sempre più esteso inserimento in un contesto lavorativo urbano impongono una serie di comportamenti che possono risultare deleteri per lo sviluppo ed il mantenimento della massa ossea (sedentarietà, abitudini dietetiche discutibili, abitudini voluttuarie quali fumo, consumo di alcoolici , caffè ecc.) . Nell'osteoporosi postmenopausale la perdita di osso trabecolare è più evidente rispetto a quella di osso corticale , per cui le fratture si verificano soprattutto a carico dei segmenti ossei ricchi di tessuto spongioso , quali vertebre ed estremità distale del radio , senza trascurare il collo femorale . Le fratture dei corpi vertebrali e del femore sono senza dubbio da considerarsi le più invalidanti; quelle vertebrali non solo sfociano in inabilità più o meno evidente ma, soprattutto, possono dare via via origine ad un corollario di problemi internistici di rilevanza notevole a carico degli apparati respiratorio, cardiaco e gastrointestinale, tacendo dei risvolti di ordine psicologico . Allorchè si verifica una frattura del corpo vertebrale, il paziente riferisce un dolore particolarmente acuto ed il più delle volte altamente invalidante. In seguito, il dolore si fa meno intenso ed assume un carattere cronico, cui si accompagna nel tempo limitazione funzionale , riduzione della statura e cifosi. Ben più importante appare il problema delle fratture femorali, in cui il rischio di exitus per complicazioni acute o tardive, nei primi 6-12 mesi , è superiore a quello dei soggetti di pari età del 5-25% . Inoltre il 25% dei soggetti necessita di ospedalizzazione in reparti di lunga degenza mentre, in oltre il 50% di coloro che superano l'evento, residua una inabilità talora permanente . E' comunque doveroso che il medico, nel valutare questa gerarchia della gravità dei vari eventi fratturativi, tenga ben presente che un paziente osteoporotico che abbia subito più fratture vertebrali sarà esposto al rischio di frattura di femore in misura nettamente superiore di quello che, pur osteoporotico, non manifesti questo tipo di problema : in estrema sintesi , una strategia che miri a preservare i corpi vertebrali e che consenta di prevenire le fratture in tal sede allontanerà efficacemente la grave frattura femorale .Le fratture di Colles (e cioè quelle a carico del polso) infine , benchè siano decisamente meno gravi e solo temporaneamente invalidanti, possono provocare, oltre al dolore, alcuni disturbi vasomotori e deficit funzionali , anche dopo la rimozione dell'apparecchio gessato , tanto da rendere necessari lunghi periodi di trattamento riabilitativo . Fosfatasi alcalina ossea* Creatinuria 24 h* Calcio ionizzato* secondo livello Moc Dexa Colonna Lombare e Femore Prossimale

Source: http://www.cgillaziospi.it/wp-content/uploads/2007/01/osteoporosi.pdf

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